Da Le Metamorfosi di Ovidio (Salani, 2012)

 

 Orfeo cantava i versi che componeva, accompagnandosi al suono della lira, uno strumento a corde, nato, dicevano, dal guscio di una tartaruga, nei tempi lontani in cui ebbe origine la poesia. Orfeo era il poeta, e con la sua voce commuoveva gli uomini e tutti gli altri abitatori del mondo: gli alberi piangevano al suo canto, lo seguivano nel bosco gli animali miti come i cervi, i leprotti,  gli scoiattoli, ma anche le fiere, l’orso, il lupo, il leone, restavano incantati dal suo canto e lo seguivano docilmente. Anche le pietre , si dice, piansero, qualche volta, quando la sua poesia toccava l’apice della commozione. Certo molti videro querce e alti larici smuoversi dalle radici secolari e seguirlo, per non perdere la sua voce.

La sua voce nasceva dalle viscere della natura. E’ il primo, il più grande poeta, più di Omero, il nostro padre.  E’ la nostra origine e il nostro irraggiungibile modello, il mito stesso della poesia, conosceva i segreti della natura e delle sue forme.

Orfeo mi narrò la storia del mondo, da quando era nato, dal nulla.