Da Le fate del mare (Salano 1999)

 

C’era una volta una donna brutta, vecchia, gobba e rugosa che tutti chiamavano strega, così malvista che era costretta a vivere lontano dal paese, ai margini del bosco. Tutti schivavano la vecchia imprecando al suo passaggio, e dicevano che fosse malvagia, anche se non esistevano prove, poiché viveva lontana da tutti, sola e abbandonata. Fu quindi molto sorpresa quando vide venire verso la sua baracca due sorelle, due belle ragazze che avevano da poco perduto il padre, che le aveva allevate con amore e affetto da quando, tanti anni prima, era morta la madre. <Che cosa volete da me, Bianca e Ginevra, perché bussate alla mia porta?>

<Per chiederti un consiglio, Serpolina (così in paese chiamavano la povera vecchia). Papà, come saprai, è morto, e ci ha lasciato la casa ma pochi soldi perché, come ha scritto nell’ultima lettera, li ha spesi quasi tutti per farci studiare e curare la nostra educazione: questa è la mia sola eredità, povere figlie, concludeva la lettera, e vi abbraccio.>