Da: Il mondo sopra e sotto la terra (Salani, 1999)

 

 

Questa volta il principe si disperò, perché non aveva dimenticato i consigli della fata, ma l’incanto era stato più forte della memoria. Pensò che anche l’ultima occasione gli sarebbe sfuggita per sempre, che forse tutto non era che un gioco crudele del destino, una gigantesca illusione iniziata quel giorno di caccia sotto le folate di neve… Ma dopo ore di cammino, di fronte a una sontuosa e gorgogliante fontana, antistante a un superbo palazzo, non riuscì a resistere: doveva aprire la terza melarancia, l’ultima possibilità. Così la aprì, e mentre appariva l’immagine il principe l’aveva già spruzzata con l’acqua fresca e limpidissima della fontana. In tal modo, certo di non vedersela più sfuggire, poté guardarla nel suo pieno apparire, più bella delle altre due, molto simile ma più bella… non solo… era lei, era semplicemente lei, a cui le due precedenti assomigliavano come due gocce d’acqua, ma quella era lei.

Il principe la chiese subito in sposa, raccontandole di come l’aveva vista e sognata, e lei sorridendo accettò, ansiosa di accompagnarlo al palazzo regale. Ma prima di partire bisognava procurarsi un seguito, aggiunse il giovane, pregandola di aspettarlo lì presso la fontana mentre andava a procurarsi una scorta degna della sua sposa e del suo rango reale.

Bisogna sapere che nel sontuoso palazzo antistante alla fontana abitava una bruttissima Mora, che proprio mentre il principe si allontanava era scesa a prendere acqua.