Teatro

Il testimone (Milano, Jaca Book, 2007)

 

 

Avventore  Non è vero. Michele, tu sei Michelangelo Merisi, Caravaggio. Sei bruciato dalla febbre, è buio, qui nella legnaia sottoterra, e stai morendo, ma tu sei Caravaggio, guardami!

 

MicheleLa luce! Sei tu, sei Marco!

 

Avventore      Sì io, Marco, il bambino che nella Vocazione di Matteo vede la luce che fulmina il gabelliere baro. Io ero un bambino, Alessandra mi aveva detto di presentarmi al tuo studio per farmi provare come modello, senza dire chi fossi. «Vedrai che ti sceglierà», disse, «perché io sono la sua prediletta». Tu mi hai scelto. Io sono il bambino che vede la mano di Cristo dalla porta aperta, e il volto di Matteo segnato all’istante e per sempre, io sono il bambino che ha visto la luce. La luce c’era, non mi ha mai lasciato. Non era un prodotto della tua fantasia, tu l’hai vista.

 

MicheleSe c’era, perché io l’ho persa?

 

Avventore    Perché l’hai data. La luce c’era, e mi accompagna e questo è il secondo messaggio per cui ti stavo braccando. Sì, sono il tuo sicario, perché ora non mi sfuggi. Tu me l’hai svelata, io te la riporto. Con questo nocciolo di pesca. E il ricordo di Maddalena, quella che posò accanto alla vergine defunta, Maddalena, ovvero Alessandra, una puttana di Campo Marzio, mia sorella.

 

MicheleChi è che mi salva, ora, in punto di morte, chi è che mi salva, la luce di Cristo, la Vergine o tua sorella, o il piccolo modello che posò per un grappolo d’uva per ore e ore accanto alla tenda? Chi è?

 

Avventore    Che differenza fa Caravaggio, che importa?