L’avventura della poesia (Milano, Jaca Book, 2002)

Da L’avventura della poesia (Milano, Jaca Book, 2002)

 

Ricordo un libro grosso e nero, rilegato in cartone lucido sulla copertina lucente (era un nero da selva di notte, d’avventura, nulla di macabro, o di ostentatamente lussuoso) brillavano, tra  disegni gialli che si accendevano come fuochi nella notte, una serie di titoli: lo aprii e sfogliandolo vidi avventure magnificamente illustrate, come usava allora nei libri per l’infanzia.

In quel libro incontrai le storie meravigliose che segnarono per sempre la mia immaginazione, credo contenesse la rotta tracciata per me, e che mio padre me lo avesse scelto e regalato mosso da vera e propria ispirazione, Intendo dire che era il libro del mio destino.

Avevo otto anni, frequentavo la terza elementare, dopo i primi due anni con una maestra buona e sorridente, avevo un maestro, giovane, aitante, ex partigiano. Non era comune nella scuola Marcello Soleri di Cuneo, nel 1958, leggere agli alunni di terza elementare Hemingway, Ungaretti, Cechov e i suoi amatissimi Sbarbaro e Montale (era genovese). Conobbi il verso libero prima dei fondamenti di geometria. 

Il maestro ci raccontava le sue avventure partigiane (era stato garibaldino a quindici anni, era un progressista utopico e mazziniano), ci parlava della volta stellata e ci fece amare l’avventura spaziale di russi e americani, spiegando che era una lotta leale e bella per la conoscenza, non la conquista del cielo. 

Un giorno ci assegnò un tema intitolato “L’Universo”.

Quando finii di scriverlo mi sentii preso da uno strano coacervo di emozioni: lo spazio cosmico, i libri di avventura di mare che leggevo a casa, i racconti partigiani del maestro che ci esortava a ricordare i caduti, che diceva di parlare anche per loro….