Le avventure di Belsemir (Salani 1999)

 

Da Le avventure di Belsemir (Salani 1999)

  

Era buio quando la nutrice sentì i tre colpi sulla porta di servizio. Aprì e nella luce delle lanterne vide il bellissimo Belsemir vestito come un principe, e, accanto a lui, un giovane servo che posò il grosso involucro con il vaso e scomparve rapidamente. Chiusa la porta, salirono la scala tortuosa illuminata solo dalla lucerna che la donna teneva in mano, finché giunsero alle stanze della schiava, che aveva scelto quel luogo per prudenza. Belsemir sapeva benissimo chi avrebbe incontrato, ma anche questa volta fece finta di niente. 

La vecchia lo fece entrare nella sua stanza. Il giovane depose su una panca il vaso avvolto in una seta cobalto intessuta d’oro e attese l’ingresso della ragazza, che poco dopo apparve, accompagnata dalla nutrice e col volto coperto da un velo. 

<Tu sei Belsemir, dunque, di cui ho sentito tanti elogi, e meritati, a quanto vedo…> Mentre parlava Belsemir vide la sua collana veneziana risplendere al collo della splendida principessa.

<Sicuramente tali elogi sono esagerati, ma questo, se mi permetti, è un dono che volevo farti, e sono onorato di potertelo dare personalmente, anche se non mi considero degno di stare al tuo cospetto. So di non meritare la tua presenza, ma considererò questo incontro come un sogno, uno di quei sogni in cui un uomo umile e comune incontra una principessa. Ti prego quindi di accettare questo modesto omaggio.>

Mente svolgeva l’involucro e appariva uno splendido vaso trasparente striato di azzurro, rosso, e come mosso da piccole onde celesti, Zubaida capì che il giovane sapeva benissimo con chi stava parlando.

Era ammutolita dalle parole del giovane, che invece continuò: <Tu non vivi all’ombra della principessa che regna in questo palazzo, tu sei lei, io ne sono sicuro, e ti prego, alza quel velo, perché io possa finalmente vedere il volto che da troppo tempo mi tormenta. Ti prego, alza quel velo!>