Racconto di natale

 

 

Poi i suoi occhi si volsero al batacchio,

lo avvicinò accarezzandolo con la mano,

e distaccandola vide il volto nel rame,

il volto di Scrooge, e non ebbe paura,

e pensò a Marley, a quella meravigliosa avventura

di un morto che s’era degnato di apparire

a un suo ex socio, vivo, per amore.

Così quando uscendo per le strade innevate

vide uno dei due benefattori,

gli corse incontro e gli parlò a bassa voce,

e quello trasalì mentre Scrooge firmava l’assegno.

E mentre l’altro lo ringraziava Scrooge prese molta neve

e gliela stampò in faccia e rideva

come avevano riso altri nel suo passato, 

che non sembrava così perduto e dannato.

Andò in chiesa e camminò per le strade

guardò dalle grate nelle cucine delle case,

poi si diresse a quella del nipote.

Scrooge camminava come elettrizzato

dal ritmo vertiginoso della nevicata,

la neve che mulinava ipnotica attorno ai lampioni,

smaltando di bianco le vecchie strade,

la neve che volteggiando diffondeva dal cielo

alati bianchi, briciole di pane,

esseri levitanti, puri e chiari,

la neve che risanava e puliva l’atmosfera

ricoprendo le vie di zucchero filato,

la neve che rendeva sensibile il silenzio del cielo

e il crepitare impermeabile dei voli,

e sotto le suole produceva un rumore

crocchiante e delicato da paese lontano,

come se calpestasse una terra dimenticata

che a poco a poco camminando riconosceva,

un bianco più antico di quando era bambino,

che lo legava a tutti i viventi come in un tappeto

le trame legano insieme fibra con fibra:

ora il tappeto crepitava lieve sotto i i piedi,

tappeto, o manto, o una pelliccia zuccherata

che rendeva la città vibrante e incantata.